Buon inizio settimana a tutti voi. Qui sul blog si comincia la settimana con il piede giusto: una recensione di un libro che mi ha tenuto compagnia negli ultimi giorni: 'La bambina numero otto' di Kim van Alkemade, noto come 'Orphan number 8'.
Titolo originale: Orphan number 8
Scrittrice:
Kim van Alkemade
libro auto-conclusivo
Pagine: 384
Data di pubblicazione 04/01/2016
Casa editrice: Bookme
New York, Anni
Cinquanta. Per Rachel, infermiera dalla vita regolare e solitaria, il
passato è un buco nero dal quale è riuscita a fuggire per miracolo.
Quando però incontra Mildred Solomon, anziana paziente senza più
speranze di guarigione, d'un tratto qualcosa nel suo subconscio si
slaccia, i ricordi rimossi tornano a galla, prendono il sopravvento.
Perché Rachel e la Dottoressa Solomon, come la donna vuole essere
chiamata, si sono già conosciute tanto tempo fa, quando Rachel non era
ancora Rachel, ma solo la bambina numero otto, un'orfana di pochi anni
affidata a un istituto nel Lower East Side di Manhattan. Ma chi è
veramente la Dottoressa Solomon? La madre surrogata che si prendeva cura
degli sfortunati orfani - unico raggio di luce nella tormentata
esistenza della piccola Rachel - o una donna fredda e cinica, votata
alle proprie ambizioni e pronta a tutto nel nome della scienza? Solo
chiamando a raccolta i fantasmi della memoria Rachel potrà trovare le
risposte di cui ha bisogno, e diventare finalmente padrona del proprio
destino. Kim van Alkemade prende spunto da fatti realmente accaduti per
mettere in scena un dramma sui temi dell'abbandono, del tradimento e del
riscatto.
RECENSIONE
Non avrei mai pensato che 'La bambina numero otto' mi coinvolgesse così tanto da divorare il libro in tempo record, non più di tre giorni.
Fin dalle prime pagine la scrittrice tiene il lettore incollato alla storia. Ho perso il conto del tempo. Iniziare e finire il romanzo è stato spontaneo, naturale.
Kim van Alkemade ha uno stile così fluido da raccontare la sua storia in modo intenso, profondo ed avvincente.
Ci troviamo nella Grande Mela degli anni Cinquanta, la famiglia Rabinowitz è una come tante, con due bambini: Sam di sei anni e Rachel di quattro. Nelle mura di casa la famiglia è unita e felice, ma questa bolla di felicità dura ben poco.
Ben presto Sam e Rachel si trovano soli, senza genitori che possono prendersi cura di loro. Sono sani e ben curati, ma la mancanza di una famiglia disposta ad adottarli porta Rachel nel brefotrofio e Sam nell'orfanotrofio più vicino alla città.
Ben presto Sam e Rachel si trovano soli, senza genitori che possono prendersi cura di loro. Sono sani e ben curati, ma la mancanza di una famiglia disposta ad adottarli porta Rachel nel brefotrofio e Sam nell'orfanotrofio più vicino alla città.
Fin da subito i due fratelli vengono separati e la storia narrata si concentra su Rachel.
Rachel ci racconta la sua storia alternando due archi temporali: il passato e il presente.
La Rachel del presente è una bella donna dalla lunga chioma, che svolge il suo mestiere di infermiera con dedizione, ma la sua vita viene stravolta dall'arrivo in ospedale della dottoressa Mildred Solomon, alla quale restano ancora pochi giorni di vita a causa di un cancro alle ossa che la tormenta ogni giorno.
Quegli occhi non sono sconosciuti per Rachel. Rachel conosce quella donna, ma i suoi ricordi sono sfocati e non ben definiti. Il volto di quella donna ritorna dinnanzi agli occhi di una Rachel troppo giovane, che ancora non capisce cosa fosse successo alla sua vita e cosa le sarebbe accaduto.
Quegli occhi non sono sconosciuti per Rachel. Rachel conosce quella donna, ma i suoi ricordi sono sfocati e non ben definiti. Il volto di quella donna ritorna dinnanzi agli occhi di una Rachel troppo giovane, che ancora non capisce cosa fosse successo alla sua vita e cosa le sarebbe accaduto.











