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giovedì 13 marzo 2014

Extract: "La confessione" di Jodi Ellen Malpas

Ecco a voi un estratto del libro: "La confessione" di Jodi Ellen Malpas
Spero catturi l'interesse di voi  lettrici e vi faccia sognare un pò.


Smette di accarezzarmi e abbassa la testa. Ora si vergogna. Ma poi solleva il capo, i nostri occhi si incontrano e i suoi scivolano sulle mie labbra. “Oh, no. Ti prego, no. Non riuscirò mai a fermarti”. Lui interroga il mio sguardo, alla ricerca di un segno di rifiuto. Lo farò? So che dovrei, ma non penso di esserne in grado. Le sue labbra si schiudono e, piano piano, iniziano ad abbassarsi verso le mie. Trattengo il respiro. Mentre le nostre bocche si sfiorano, il mio corpo si arrende, costringendo le mani a sollevarsi di colpo e ad aggrapparsi alla sua giacca. Brontola d’approvazione mentre sposta le sue alla base della mia schiena e mi attira più vicina a sé, le labbra che si cercano e si separano, i respiri persi l’uno nell'altro. Tremiamo entrambi, senza poterci controllare.
«Ti sei mai sentita così?», sospira, strofinandomi le labbra sulla guancia, fino all'orecchio.
«Mai», rispondo, sincera. Non riconosco il mio respiro corto, affannoso.
Stringe il lobo del mio orecchio tra i denti e tira leggermente, lasciando che la carne
scivoli via piano piano. «Adesso sei pronta a smettere di combattere?», sussurra, risalendo il bordo del mio orecchio con la lingua e poi di nuovo giù, sfiorando con le labbra il punto sensibile al di sotto del lobo. Il suo respiro caldo scatena un incendio tra le mie gambe. Non riesco più a oppormi.
«Oh, dio», lascio andare in un sospiro, e le sue labbra ritornano sulle mie riducendomi
al silenzio. Se ne impadronisce con delicatezza, e io accetto, lascio che le nostre lingue si rotolino e intreccino insieme con un ritmo calmo, regolare. È troppo bello. Sono in preda alle fiamme, mi rendo conto che mi fanno male le mani per averle strette con troppa enfasi sulla sua giacca. Mollo la presa, spostandole dietro al suo collo per accarezzare i capelli biondo scuro sulla nuca. 
Geme, liberandomi la bocca. «È un sì?». Gli occhi verdi fissi su di me.
So che devo rispondere. «Sì».
Annuendo in modo impercettibile, mi bacia sul naso, sulla guancia, sulla fronte, e poi
torna sulla bocca. «Devo averti tutta, Ava. Di’ che posso averti tutta».
Tutta? Che significa che vuole avermi tutta? Mente? Anima? Ma non è questo che vuol
dire, vero? No, vuole tutto il mio corpo. E in questo momento la coscienza mi ha abbandonata.
Devo espellere quest’uomo dal mio sistema. E lui deve espellermi dal suo.
«Prendimi», bisbiglio sulle sue labbra.

«Oh, lo farò».
La bocca ben ferma sulla mia, mi circonda la vita con un braccio e passa l’altro dietro la mia nuca. Sollevandomi da terra, approfondisce il bacio e mi trasporta attraverso la stanza, fino a farmi appoggiare la schiena contro la parete. Le nostre lingue danzano in modo selvaggio, le mie mani scendono lungo la sua schiena. Voglio un contatto più intimo. Afferro le falde della giacca e inizio a sfilargliela, costringendolo a lasciarmi andare. Mantiene le nostre labbra incollate, facendo solo un piccolo passo indietro, per lasciarmi lo spazio necessario a liberarlo di quanto mi ostruisce l’accesso al suo corpo. Getto la giacca per terra, afferro la camicia e lo tiro verso di me, ormai ho abbandonato ogni ritegno. Devo averlo. 

venerdì 28 febbraio 2014

Extract: "Innamorarsi di una stella" di Tina Reber



INNAMORARSI DI UNA STELLA

Trasse un profondo respiro, guardandomi negli occhi. «In questi ultimi anni la mia vita è stata messa sottosopra. Ho come l’impressione di aver vissuto sempre in una situazione di caos costante. Ma quando sono con te… mi sento in pace. Mi sembra di poterti confidare tutti i miei segreti. E tu… tu hai qualcosa che nessun’altra donna possiede. Quando ti guardo… tu mi togli il respiro.»
Per un attimo le sue parole tolsero il respiro a me. «Taryn io mi sto…» Si fermò mordendosi il labbro e fece un sospiro. «Anch’io tengo moltissimo a te, più di quanto tu possa immaginare. C’è una ragione, se mi sono sforzato di andarci piano, se ho cercato di non correre… Ma stare con te mi sembra una cosa così facile e naturale, e sono quasi certo che anche tu provi lo stesso.» «Sì, è vero…» Era bellissimo scoprire che anche lui provava per me sentimenti tanto
profondi. 
«Non posso fare a meno di provare quello che provo e non voglio più reprimere questi sentimenti.»
«Nemmeno io», sussurrai.
Ryan mi guardò sorridendo dolcemente. «Taryn, ogni volta che sono lontano da te, non vedo l’ora di poterti rivedere. Tutto quello che voglio è stare con te.» Con le dita mi scostò i capelli
dagli occhi. In quel preciso istante, sentii che ero pronta a fare quell’enorme salto di fiducia. Mi stavo già innamorando di lui, e sentirlo confessare così apertamente i suoi sentimenti non fece che rafforzare la mia decisione. Poco importava cosa sarebbe successo da quel momento in avanti: ormai era troppo tardi per angosce o rimpianti. Tutto il mio corpo fremeva dal desiderio di essere toccato da lui.
Mi allungai per dargli un bacio. Lui infilò le dita tra i capelli; riuscivo a percepire quanto anche lui avesse voglia di me. Delicatamente mi fece rotolare sulla schiena. «Sei sicura? Perché in questo momento ti voglio più dell’aria che respiro», mi disse in un soffio, fissandomi con intensità. Allungai la mano verso il suo volto per avvicinarlo al mio. «Fai l’amore con me… ti prego», gli mormorai, sfiorandogli le labbra con le mie.
Le nostre bocche si unirono in un bacio. Ryan non aveva fretta; mi baciava con lenta sensualità. Sentivo che voleva fare l’amore con me, e non fare semplicemente sesso.
[...]
Presto sentii tutti i muscoli rilassarsi e cominciai a scivolare lentamente nel sonno, crogiolandomi nel tepore paradisiaco del più bello dei sogni. Sentivo il suo petto alzarsi e abbassarsi nel nostro respiro all’unisono: mi sembrava quasi di trovarmi sospesa su una nube insieme con lui.
A un certo punto mi parve di ascoltare, appena percettibile, la voce di Ryan che diceva:
«Ti amo». E anche se si trattò soltanto di un flebile sussurro, le parole risuonarono così nitide che mi riportarono di colpo allo stato cosciente. Aprii gli occhi di scatto. Ryan stava respirando pesantemente; potevo sentire sulla spalla il calore del suo fiato. Il suo braccio fu scosso da un tremito e mi strinse ancora più forte a sé. Rimasi qualche istante in ascolto del suo respiro, per controllare se stava dormendo sul serio. Mi ha davvero sussurrato quelle parole all’orecchio? Sembrava proprio che stesse già dormendo. Richiusi gli occhi; forse me l’ero soltanto immaginato.



Che ne pensate? 

sabato 15 febbraio 2014

Extract: "Una ragione per amare" di Rebecca Donovan


"Decisi di non pensarci più e di fare quello che avrei dovuto fare tre mesi prima.
Entrai nella camera oscura. Evan si stava asciugando le mani al lavello.
Chiusi la porta dietro di me e mi ci appoggiai, incapace di muovermi. Lui lanciò l’asciugamano di carta nel cestino e mi guardò, esitando per un secondo.  Il mio petto fu scosso da un respiro spropositato. Il mio cuore batteva freneticamente contro la camicia.
Lui mi lesse negli occhi spalancati esattamente cosa volevo che facesse e si avvicinò a me. Gli avvolsi le braccia al collo e mi tirò verso di lui. Mi misi sulla punta dei piedi, allungandomi per trovarlo. Lui mi strinse mentre apriva  le labbra, e io sentii il calore del suo respiro.
Il mio cuore lasciò andare un’ondata che mi tolse il respiro quando sentii la sua lingua morbida. Le sue labbra erano decise ma gentili, schiacciate contro le mie in un ritmo lento e senza fiato. Piccole scintille mi volavano nella testa e giù per la schiena – le gambe mi tremavano.  Abbassai la testa sul suo petto prima che le gambe mi cedessero. Lui continuò ad abbracciarmi, appoggiando il mento sulla mia fronte, mentre io sentivo il suo battito accelerato e i sospiri profondi. Mi asciugai una lacrima sfuggita dagli occhi, cercando di ricordare come si faceva a respirare.
 «Valeva la pena di aspettare», sussurrò lui, e poi aggiunse con sarcasmo:
«Ti sono mancato, eh?». 
Guardai il suo sorriso perfetto e risposi con un sorriso ironico: «Sono sopravvissuta». 
«Ho sentito».  Lo spinsi via e lo guardai con sospetto. 
«Ho ancora degli amici qui». Scrollò le spalle. In quel momento suonò la campanella, dichiarando la fine della giornata scolastica.
 «Che vuoi fare? Vuoi andare a casa?»
 «In realtà resto a dormire da Sara stanotte». 
«Davvero?», chiese Evan, alzando le sopracciglia con un sorriso cauto.
«Pensi che a Sara importerà se ti rapisco per un paio d’ore?».
Si appoggiò con noncuranza alla porta mentre io andavo al lavello per pulirmi le sue impronte dalla faccia.  Il mio cuore si fermò.
«Um, penso che non ci siano problemi», risposi, girandomi verso di lui.
«Cos’ hai in mente?». 
«Dobbiamo parlare. Voglio dire, non avrei potuto chiedere un modo migliore di essere accolto, ma devo dirti un po’ di cose prima che ci siano altri fraintendimenti».  Trasalii.
Non potevamo fermarci alla perfetta accoglienza? Il mio stomaco si chiuse, per paura di quello che doveva dire lui. Potevo solo immaginarlo, anche se non poteva essere peggio di quello che mi ero detta da quando se n’era andato. 
«Quindi sei tornato?», domandai incuriosita. 
«Già». Sorrise. «Avremo modo di parlarne». 
«Fantastico», sbuffai, chiudendomi la felpa per nascondere le impronte blu e le macchie di verde sulla mia camicia. 
Evan rise. «Non essere nervosa. Sono qui, giusto?».
Mi afferrò la mano, e il calore del suo tocco si diffuse in tutto il mio braccio."


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