Buongiorno lettori, oggi il blog ospita la sesta tappa del blogtour dedicato a "E' solo colpa tua" di Robic C, edito da Newton Compton a 7,90€ il cartaceo.
La tappa di oggi riguarda card ed estratti del libro. Iniziamo subito!!!
'Annuii distratta e bussai dolcemente alla porta. «Jet?». Non sentii alcuna risposta, ma la maniglia non oppose resistenza, perciò scivolai all’interno e pregai in silenzio che non
stesse facendo qualcosa che avrebbe imbarazzato entrambi. Mi dava le spalle ed era piegato sul lavandino, mentre fissava la sua immagine riflessa nel vetro sudicio. Il suo sguardo saettò verso di me sul vetro sporco e l’ostilità che traspariva dal suo bel viso era chiara come la furia selvaggia nei suoi occhi scuri bordati d’oro fuso. Sembrava essere sul punto di perdere il controllo. I bicipiti si contrassero e irrigidirono come se stesse per staccare il lavandino dalla parete per lanciarlo via. «Che vuoi, Ayden?». Bella domanda. «Volevo solo sapere che ti prende. È tutta la settimana che ti comporti come se ce l’avessi con me e non capisco perché». Vidi le sue mani irrigidirsi e le dita contrarsi e notai anche che invece del solito smalto nero si era pitturato le unghie dei medi dello stesso rosso sangue del mio vestito. Non era pensato per essere sexy, ma su di lui lo era. «Perché hai portato quel tipo al mio concerto?». All’improvviso il bagno mi sembrò minuscolo e opprimente. Riuscivo a percepire l’intensità di qualsiasi cosa stesse provando attraversarmi la pelle. Non l’avevo mai visto così sconvolto fuori dal palco e non ero sicura di come gestirlo in quello spazio ristretto.«Non me lo sono portata dietro. Siamo andati a cena e avevo intenzione di farmi lasciare qui davanti, ma si è spaventato vedendo la gente che bazzica qui fuori e ha insistito per accompagnarmi all’interno. E che cosa c’entra con il fatto che ti sei comportato da coglione con me? Non puoi essere incazzato perché vengo qui con un ragazzo che frequento da mesi, quando una delle tipe che ti sbatti se n’è andata con le mutande nella tasca posteriore dei pantaloni meno di una settimana fa». Feci una pausa. «Allora, Jet, qual è il problema?».Pensavo che mi avrebbe aggredita, che mi avrebbe risposto che non avevo alcun diritto di giudicare, che avrebbe gridato che non potevo permettermi di portare qualcuno che sapevo detestasse proprio quando si stava preparando a suonare per una serata grossa e importante come quella. Quello che non mi aspettavo, invece, era che le sue dita lasciassero la presa mortale sul lavandino e che si dirigesse a passi pesanti verso di me, con gli occhi che lanciavano fiamme e ardevano di qualcosa di indefinito. O che le sue mani piene di anelli mi spingessero bruscamente contro la porta del bagno, per poi risalire fino ai miei capelli. La bocca di Jet si accanì sulla mia con una violenza tale da farmi lacrimare e per un secondo fui così scioccata da non riuscire a fare altro che restare immobile e permettergli di esplorarmi con quelle mani che avevo fissato per mesi e di divorarmi con quella lingua che sapeva di metallo. Quando il mio cervello riprese a funzionare, stava iniziando a tirarsi indietro, ma ormai la diga si era rotta e non c’era più modo di arginare il fiume in piena. In preda al desiderio, gli circondai il collo con le braccia, trattenendolo dove si trovava. Sapeva di whisky e dolci tentazioni. Mi strinsi a lui, piena di lussuria e sentii il suo ginocchio scivolarmi sotto la gonna. Lo shock del contrasto tra il freddo del bilanciere e il caldo della lingua che strofinava contro la mia mi fece boccheggiare, facilitandogli l’accesso ovunque cercasse di introdursi. Ero in punta di piedi, adesso, e tutte le sue parti migliori premevano con insistenza contro le mie parti più bramose. Non riuscivo a ricordare che un semplice bacio potesse essere così travolgente.Non volevo lasciarlo andare.'
Il cuore stava per esplodermi. « Cosa... cosa ci fai qui, Reece? »
Le sue belle labbra si schiusero in un sorriso. « Sai, all’inizio non lo sapevo neanch’io. Ero in giro, dovevo mangiare qualcosa, e mi sono ritrovato qui. E mi sono ricordato di quando venivo sempre a prenderti. »
Mi si annodo` lo stomaco: ero una stupida, ma mi sorprendeva davvero che se lo ricordasse. Ero convinta di essere l’unica a serbare quei ricordi. Lo guardai e mi giro` un po’ la testa, e non per il caldo ne´ per la sua altezza.
« E...? »
« Sei stanca? »
Non era una risposta alla mia domanda. « No. » Scossi la testa.
I suoi occhi, di un azzurro cosı` intenso che in quella penombra sembravano neri, fissarono i miei. « Be’, mi sono messo a pensare. Pensieri assurdi. »
La mia espressione era perplessa. « Assurdi? »
Annuı` e il suo sorriso si allargo` . « Pensieri folli, del tipo: perche´ non possiamo ricominciare da capo? »
« Ricominciare? » Ero diventata un pappagallo che ripeteva tutto quello che sentiva.
«Sı`, io e te. »
Quello l’avevo capito. «E mi e` sembrata un’ottima idea », continuo` , avvicinandosi di un altro passo. Ero vicina a lui come lo ero stata a Nick poco prima, ma con Nick non avevo provato niente. Ora invece una tempesta di sensazioni si dava battaglia dentro di me, mandandomi in corto circuito le terminazioni nervose.
« Spero che tu sia d’accordo. » « Quale idea? »
Mi sistemo` gli occhiali. « Dimentichiamo quella notte. Non possiamo fingere che non sia mai successa, ma hai detto che... che non ti ho fatto del male, e so che non mi mentiresti su una cosa del genere », continuo` , e io mi sentii torcere lo stomaco. Mentire, io? Mai. «Ma possiamo lasciarci alle spalle tutta quella faccenda, no? »
« Perche´? » chiesi d’istinto, e lo vidi confuso. «No, voglio dire: perche´ proprio adesso?»
Esito` per un momento prima di rispondere. « Eravamo amici e, se devo essere sincero, mi manca la tua amicizia, piccola. Mi manchi tu. E mi sono stufato. Ecco perche´.»
Il mio cuore fece una capriola. Gli ero mancata? Era stufo di sentire la mia mancanza? Oddio. Avevo il cervello in panne e non sapevo cosa rispondere. Avevo passato undici mesi a insultarlo e a nascondermi da lui, e adesso ero letteralmente senza parole. Era pentito di quella notte, ma adesso era la` e voleva ricominciare.
Una scintilla di speranza mi si accese in petto. Mi sembrava di avere di nuovo quindici anni, quando per la prima volta lui mi aveva sorriso dall’altro capo del giardino.
O quando mi accompagnava a scuola...
«PROMETTO DI SBAGLIARE.»
Fu l’unica promessa che le fece, tutta una filosofia in tre parole. Non credeva nella possibilità della perfezione, e neppure faceva nulla per raggiungerla, perché se non esiste a che serve cercarla?
E si lasciava vivere per quello che aveva davanti, tutte le possibilità, tutte le porte. C’era sempre un’ora ideale per la felicità ed era sempre adesso. L’amore arriva solo quando smettiamo di essere perfetti.
«Vorrei tanto ma lascia stare.»
L’abominevole paura della gente, l’abominevole capacità di saziare a metà quel che può essere intero. Leiaveva paura, tanta paura, paura di sbagliare, di non riuscirci, paura di non fare il passo giusto nella direzione giusta, men che meno al momento giusto, e quando l’abbraccio accadde erano due corpi che si univano, sì, ma erano molto di più: due mondi diversi che non sapevano come unirsi. L’amore esiste solo quando due mondi si uniscono senza avere la minima idea di come fare a unirsi.
«L’errore è cercare quel che non esiste.»
E lui insisteva, l’abbracciava dopo il sesso e le spiegava il contenuto della vita, l’urgenza di una pelle, dimenticare la possibilità di una coppia perfetta per assaporare nella perfezione la coppia possibile, lui e lei, imperfetti come solo loro due, lui con le rughe su tutta la faccia, lei stanca di lottare, stanca di temere, i figli, la vita, una storia indelebile alle spalle. L’amore esiste solo quando due persone si incontrano in mezzo a due viaggi diversi.
«Prometto di sbagliare.»
Prometto di amarti fino al limite, baciarti fino all’ultima frontiera, correre quando basterebbe camminare, saltare quando basterebbe correre, volare quando basterebbe saltare. Prometto di abbracciarti con l’interno delle ossa, percorrerti la carne con la fame assoluta, e andare in cerca dell’orgasmo tutti i giorni, trovare la felicità nella dolcezza assurda che sapremo destinarci.
Prometto di fallire. Senza esitare. Prometto di essere umano, incoerente, di dire la parola sbagliata, la frase sbagliata, perfino il testo sbagliato, di agire senza pensare, a che diavolo serve pensare quando ti amo in modo così scellerato? Prometto di capire, prometto di volere, prometto di crederci. Prometto di insistere, prometto di lottare, di scoprire, di imparare, di insegnare. Tutto questo per dirti che prometto di sbagliare. E Dio ti liberi dal non promettermi lo stesso.
«Sei stata il modo più bello di sbagliare.»
E lei sentì che le mancava il respiro, esitò come non aveva mai esitato, volle pensare a tutto, mettere tutte le possibilità sul piatto della bilancia, ma quando riprese fiato non disse:
«Vorrei tanto ma lascia stare». Quando riprese fiato stava pensando a come avesse fatto a smettere di pensare, per quei due o tre secondi, a sé stessa. L’amore esiste solo quando ci offre almeno due o tre secondi di noi stessi.
«Se sbagli di nuovo, giuro che ti amo per sempre.»
E lei sbagliò.
Credetemi quando vi dico che questo piccolo estratto fa battere fortissimo il cuore, e queste parole, paragonate a tutto il romanzo, sono poche e niente. Basta poco per innamorarsi di un libro, e questo romanzo è uno di quelli che entrano prepotentemente nel tuo cuore, lasciandoti annientata e disarmata."Smetto immediatamente di ridere, ma non perché non lo trovi più divertente. Smetto di ridere perché, non appena il suo dito si posa sulle mie labbra, dimentico come si fa.
Dimentico ogni cosa.In questo momento l’unica cosa su cui riesco a concentrarmi è il suo dito, e il modo in cui sta scivolando lentamente dalla bocca sul mento. I suoi occhi seguono la punta del dito che continua a muoversi, sfiorandomi la gola, poi il petto e ancora più giù, giù, giù fino allo stomaco.È solo un dito, eppure la sensazione è che mi stia toccando con un migliaio di mani. Ne sanno qualcosa i miei polmoni, che non sembrano riuscire a tenere il passo.Il suo sguardo segue il dito fino al bordo dei jeans, appena sopra il bottone. Non ha nemmeno toccato la pelle, ma a sentire il battito veloce e convulso del mio cuore non si direbbe. Ha iniziato ad accarezzarmi lo stomaco da sopra la maglietta con tutta la mano, che ora si è posata sulla vita. Mi afferra i fianchi con tutte e due le mani e mi attira forte contro il suo corpo.Chiude gli occhi per un attimo, e quando li apre di nuovo non sta più guardando in basso: staguardando dritto verso di me.«Voglio baciarti da quando sei entrata dalla porta stamattina» mi dice.La sua confessione mi fa sorridere. «Hai una pazienza incredibile.»La mano destra lascia il mio fianco e si posa sul lato della mia testa, accarezzandomi i capelli con il più delicato dei tocchi. Poi, scuotendo lentamente la testa, risponde: «Se avessi una pazienza incredibile, non saresti qui con me adesso.»Mi allaccio a queste ultime parole e immediatamente cerco di immaginare cosa possano nascondere, ma nell’istante in cui le sue labbra toccano le mie, niente ha più importanza. L’unica cosa che conta è la sua bocca e il modo in cui sta invadendo la mia.È un bacio lento e pacato, il suo – l’esatto opposto del battito del mio cuore. Mi posa la mano destra dietro la nuca, e la sinistra scivola piano sul fondoschiena. Esplora la mia bocca con tutta la calma del mondo, come se avesse in mente di tenermi dietro quel paravento per il resto della giornata.Sto facendo ricorso a ogni grammo di forza di volontà che mi resta per evitare di aggrapparmi a lui con braccia e gambe. Cerco di fare appello alla stessa pazienza di cui sta dando prova lui, ma è difficile con il genere di reazione fisica che riescono a scatenare in me le sue dita, le sue mani, la sua bocca.La porta sul retro si apre e sul pavimento risuona il ticchettio dei tacchi della commessa; e quando Miles smette di baciarmi, il mio cuore lancia un grido. Fortunatamente non può sentirlo. Io sì.Invece di allontanarsi e tornare verso la cassa, Miles mi cinge il viso con le mani e mi osserva in silenzio per qualche secondo. Mi sfiora dolcemente il mento con il pollice e sospira piano. Ha le sopracciglia aggrottate e gli occhi chiusi. Appoggia la fronte alla mia, tiene ancora il mio viso tra le mani – è come se riuscissi a sentire il suo conflitto interiore.«Tate.»Pronuncia il mio nome con voce bassissima, esprimendo il suo rammarico per parole che non ha ancora detto. «Mi piace...» apre gli occhi e mi guarda «...mi piace baciarti.»Non so perché debba essere così difficile per lui pronunciare questa frase, ma la sua voce si spegne verso la fine, come se stesse cercando di impedire a sé stesso di terminarla.Dopodiché mi lascia andare ed esce velocemente da dietro il paravento, come se volesse scappare dalla sua stessa confessione.
Mi piace baciarti."
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"Adam mi passò lentamente le dita sulla fronte. «Vorrei potermi fidare di ciò che sento in questo momento», mormorò. I suoi dubbi mi colpirono come un cazzotto. Certo che non si poteva fidare. Non era pensabile che potesse ignorare quanto ero stata odiosa con lui fin dall'inizio. Mi allontanai, lasciandogli lo spazio di cui sicuramente aveva bisogno.
«Voglio che siamo amici, Adam». Era una menzogna della peggior specie, ma ero convinta che fosse ciò che voleva sentirsi dire. «Non voglio essere tuo amico, Charli». Era come se le parole gli uscissero di bocca a fatica.
Incrociai le braccia sul petto, a mo' di scudo, temendo che il mio cuore, ormai spezzato, cadesse ai suoi piedi e che lui lo calpestasse distruggendolo definitivamente.
«Tutto questo sfida la logica. Non riesco a spiegarmelo». Mi domandai se avessi interpretato male. «Non capisco cosa vuoi dirmi», risposi, alzando bandiera bianca.
«Se te lo spiegassi potrei scatenare un terribile attacco di fughite», mi avvertì, sorridendo quel tanto che bastava per farmi pensare che non fosse del tutto negativo.
«Prova», insistei.
Le sue braccia ricaddero lungo i fianchi, poi allungò le mani verso di me, prendendomi il viso. «Non ci sono parole per descriverlo», mormoro, pensoso.
«Parli due lingue. Non riesci a mettere insieme una frase di senso compiuto?»
«Mi dispiace», rispose, senza in briciolo di sincerità. «Ci provo».
Assaporai l'aria salata dell'oceano sulle sue labbra, quando premettero sulle mie, dapprima con forza poi regredendo a un lieve tocco che mi provocò un brivido caldo in tutto il corpo. Il calore delle sue dita sul viso rimase a lungo, anche una volta che le ebbe spostate per sfiorarmi le braccia e infine prendermi le mani.
Appoggiò la fronte alla mia. «Ti volevo», sussurrò lui, così piano che sentii a malapena."
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1 gennaio 2014 ore 02:03Ora a dormire, Melissa Riva! Visto che è il primo dell'anno, mi concedi una cosa? Dopo che avrai letto questo messaggio, non rispondermi. Spegni tutto. Chiudi gli occhi e rilassati. Non aver paura. Abbi fiducia in me.Immagina una soffice coperta che ti avvolge le spalle. E' il mio abbraccio. Poi un soffio caldo sul tuo viso e le tue labbra che diventano umide perché vi appoggio le mie. E' il nostro bacio, che rimane sospeso per lungo tempo. I tuoi capelli si spostano, perché è mia la mano che si sta facendo strada tra la tua seta scura. Questa è la mia buonanotte, Mel. In questa notte in cui temevo di averti perso.Non aver paura se quando ti sveglierai non troverai nessuno accanto a te, perchè in verità ci sarò. Sarò in qualche angolo del tuo cuore, come tu ormai sei nel mio.Ora dormi serena,L.
Nei mesi successivi la mia vita è stata scandita sempre più dall'attesa delle sue parole. E io stessa gli ho scritto in modo assiduo. Ogni scusa è stata buona per comunicare con lui. Temevo che la mia insistenza lo avrebbe allontanato, invece anche lui ha iniziato a contattarmi più volte al giorno."
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"Non sarebbe più successo. Erano entrambi ubriachi ed emotivamente vulnerabili e avevano agito impulsivamente. Questo avrebbe detto. Anzi non ne avrebbe proprio più parlato. Magari lei non se lo ricordava nemmeno. Se tra loro fosse cambiato qualcosa per colpa di quel bacio, non se lo sarebbe mai perdonato.Si passò la lingua sul labbro inferiore e sentì il suo sapore. Chiuse gli occhi e cercò di imprimere quel ricordo nella memoria, dove l'avrebbe custodito a lungo per recuperarlo in quelle notti orribili e solitarie in cui avrebbe desiderato qualcosa di bello che lo aiutasse a superare le ore di oscurità.Quando il respiro divenne regolare, staccò la mano da quella di lei e si alzò. Gen fece una smorfia nel sonno e si girò leggermente verso di lui, come se lo cercasse. Lasciò le bottiglie all'aperto con l'intenzione di tornare a pulire il giorno dopo e la prese in braccio senza fatica. Un perfetto fagottino di morbidezza femminile con la testa appoggiata al suo petto in totale abbandono e fiducia.Riuscì a portarla a casa, metterla a letto e tirarle su le coperte. Le diede un bacio casto sulla fronte. Le sue labbra rosa pallido si piegarono in un mezzo sorriso addormentato.Non riusciva a concepire come qualcuno potesse farle del male. Giurò di andare a fondo di quel pasticcio e di scoprire cosa fosse accaduto realmente: sicuramente c'era stata una violenza di qualche genere. Era brava a nascondere i suoi segreti. Quasi quanto lui.Chiuse la porta, si spogliò e si stese sul letto. Il corpo ancora fremeva di energia residua ed eccitazione sessuale, ma alla fine le conseguenze degli avvenimenti della giornata si fecero sentire.Cadde nel sonno, un amico inquieto e incostante di cui non si fidava."
Bene bene, questo romanzo è davvero ben scritto e la storia è alquanto accattivante. Non vedo l'ora di procedere e ultimarlo. E' una vera chicca, non credete? A chi è venuta voglia di leggere questo "romance"? A chi no? Commentate se volete, curiosa di conoscere le vostre opinioni, questo è tutto, la vostra Rapunzel.pag.57
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